2 anni dopo..

Esattamente 2 anni fa, la notte tra il 12 e il 13 settembre 2018, arrivavo a Tampa e cominciavo questa pazza e intensa avventura negli Stati Uniti, in una citta’ che sembra disegnata per apparire nei classici film americani.

Tante sono le cose che sono cambiate nella mia vita, casa, lavoro, persone e posti che ho esplorato. Se mi fermo a pensarci su, quasi mi vengono i brividi. Rileggo le pagine del blog e guardo le foto, e mi emoziono nel pensare a quanto sia fortunata ad avere la possibilita’ di vivere come vivo ed essere in grado di viaggiare continuamente se voglio. A volte lo do per scontato, non riesco nemmeno a pensare che una persona possa vivere un’intera vita nello stesso posto, con la stessa gente e fossilizzato nella monotonia delle abitudini. Posto che adoro avere le mie routine (tanto da essermi guadagnata il titolo di parzialmente autistica da dott.ss Sara), vivere pero’ la stessa vita per sempre e’ un concetto troppo lontano da me che proprio non lo comprendo. Non so piu’ cosa sia normale o anormale, ma di sicuro non riesco a stare ferma o pensare di potermi stabilizzare una volta per tutte in qualche parte del mondo perche’ ad oggi ancora non saprei dove, sono stata bene e sto bene dovunque, questo e’ il problema. Ci possono essere altri 1000 posti nel mondo dove ancora non sono stata e dove potrei essere ugualmente felice. Per sapere dove voglio andare a finire, devo continuare a muovermi e ricercare nuove esperienze e sfide. Forse e’ proprio questo che alla fine mi puo’ rendere felice e non semplicemente contenta!

Sono circa 6 mesi che non scrivo sul blog. Il motivo per cui avevo cominciato a condividere la mia vita sul blog era mantenere un contatto con casa e sentirmi a casa. E considerato che sono stata piu’ di 4 mesi bloccata in Italia per il covid, direi che a casa mi sono sentita anche troppo! No non e’ vero, se l’unica cosa diversa di questi 4 mesi a casa vecchia fosse stata solo la mia assenza, tornerei indietro nel tempo 1000 volte per stare a casa tutto quel tempo. Ora che sono tornata qui a Tampa, l’Italia gia’ un po’ mi manca. Ma ora e’ tornato il tempo di condividere le esperienze di questi mesi, almeno quelle di viaggio, cominciando dalla vibrante Istanbul!

                                                                                                                                                                           

Inanzitutto da premettere che Istanbul ha copiato il nome del ristorante Costantinopoli: e’ conosciuta come Bisanzio, poi prese il nome dal ristorante a Pollica e si è chiamata Costantinopoli, capitale dell’impero romano d’oriente e dell’impero ottomano. Si chiama Istanbul solo dal 1930, quando venne proclamata la repubblica. Il nome e’ uno di quei dilemmi come e’ nato prima l’uovo o la gallina, prima il Costantinopoli o Istanbul. Chi lo sa.

La prima cosa che affascina di Istanbul (e ce ne sono tante di cose affascinanti) e’ la posizione: situata tra il Mediterraneo e il Mar Nero, tra Europa e Asia. Lo stretto dello Bosforo divide la città in due, rendendola per parte asiatica e parte europea. Ho trovato una foto bellissima dall’alto che rende l’idea.

E gia’solo l’idea di andare in una citta’ ed essere presente in due continenti e’ un buon motivo per visitarla secondo me. La sua storia di circa 3000 anni la rende poi ancora piu’mistica, praticamente un tira e molla tra oriente e occidente. 

Facile dire che come Roma è la capitale cristiana, Istanbul è la capitale della chiesa ortodossa. Ma la sua storia non e’ cosi’ lineare e definita, bensi’ una continua lotta tra popoli che ne hanno plasmato la cultura. Greci, latini, albanesi, turchi, armeni, genovesi, veneziani, chi piu’ ne ha ne metta. Fu fondata attorno al 700 avanti Cristo dai greci, distrutta dai persiani e ricostruita dagli spartani, per poi ritornare ai greci nel 400 ac circa. Nel 300 ac divenne macedone con Alessandro Magno e successivamente venne annessa all’Impero Romano nel 100 ac. Fu Costantino il Grande nel 300 dc a ricostruirla come la nuova Roma e cambiarle il nome da Bisanzio a Costantinopoli, elevandola a capitale dell’Impero Romano d’Oriente. Incredibile che Istanbul come Roma era costruita su 7 colli!

E non e’ finita qua. La posizone della citta’ era cosi’ strategica dal punto di vista economico e militare, che ci sono stati numerosi assedi negli anni, tanto da vincere il titolo di citta’ che ha subito il piu’ elevato numero di assalti nella storia dell’umanita’. Dopo Costantino, sono passati arabi, barbari, crociati, veneziani e genevoesi. Fino a che nel 1453 venne presa dall’Impero turco ottomano e i turchi la rinominarlo Islambol, ossia città dell Islam. L’Impero ottomano ha resistito fino alla fine della prima guerra mondiale, quando nel 1923 Ataturk riesce a lottare e fondare la repubblica con capitale Ankara.

Di tutti questi assalti, rimane evidente la grande tolleranza che c’e’ stata nel tempo per far coesistere culture e comunita’ completamente diverse e lontane. Non solo era un centro economico, ma Instanbul era anche un melting pot culturale e ad oggi ancora rimane tale.

Cammini per il quartiere Sultanahmet e vi e’ un incrocio di stili e storie uniche, proprio li’ dove sorgeva il grande palazzo di Costantino, ampliato cosi’ tanto nel tempo da divenire una acropoli con basiilica, cisterna, acquedotto e quelli che vennero poi chiamati bagni turchi. Cammini e c’e’ la chiesa Hagia Sofia, nel medioevo importante centro della chiesa cristiana. Ma non manca la firma della bellissima arte islamica, visibile in tutto il suo splendore nella Moschea Blu costruita per opera del piu’ grande sultano dell’impero ottomano.

   

                                                                                                                 

La grande tolleranza si vede ancora nell’area di Galata – anche conosciuta come Beyoglu –  che era in mano ai genovesi e rimase neutrale alle trasformazioni dei turchi e ancora oggi conserva comunità e chiese cristiane nonche’ la genovese torre di Galata e palazzi eleganti e tram vintage sulla via Istiklal Caddesi, il corso principale della citta’ che parte dal cuore della citta’ Taksim Square.

Cammini cammini e capisci il perche’ la squadra di calcio si chiama Galatasaray, dal nome della piazza Galatasaray nel quartiere Beyoglu. Cammini cammini e pare che ci sia anche lo stampo italiano di arte rinascimentale risalente a quando l’Impero fece arrivare Bellini, Michelangelo e Leonardo, pare a costruire uno dei tanti ponti che attraversano Instanbul.

Stili continuamenti diversi..

E poi c’e’ il bellissimo Gran Bazar, uno dei mercati al coperto piu’ grandi e antichi al mondo. Inutile dire che e’ inebriante solo guardare tutti i colori delle spezie e tappeti persiani ovunque. Ma come il Gran Bazar, ci sono anche altri mercati dello stesso stile. Magnifico. E come se non bastasse i commercianti erano tutti gentili con me, uno mi ha addirittura offerto 3 te’ e una Baklava (difficile da dire che e’ buona per me, ma sicuramente da provare in quanto caratteristica del Medio Oriente) pur di farmi comprare piu’ zafferano e kajal per gli occhi. E come dire no!

                                                                                      

Ho camminato e camminato e mi sono persa e come per magia mi sono ritrovata in un modo totalmente inaspettato in un quartiere vivace, pieno di colori, che sembrava fosse li’ ad aspettare me per mostarmi i suoi graffiti e i suoi colori! Balat, incantevole.

 

La sera Instanbul in qualche modo si transforma e ci sono cose che forse sono li’ anche di giorno, ma la folla di turisti, la luce o il caos non permettono di vedere. Dal centro storico al porto si sente il profumo di pannocchie e castagne arrostite che sono vendute in strada, ci sono luci appese nei vicoli che rendono bello anche il piccolo negozzietto che vende sigarette e patatine in busta tutta la notte. 

 

 

 

 

 

 

 

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Molti uomini si radunano per pescare. Di solito si va a notte fonde o all’alba, loro invece no in piena serata come se fosse un’uscita al bar, a pescare e fumare ovviamente. E in questa luce notturna, sono riuscita a intravedere comunque gabbiani sgargianti che durante il giorno non avevo proprio notato.

E poi c’e’ una musica araba in sottofondo, che a quanto pare musica non era ma piu’ un invito alla preghiera. In alcuni bar c’e’ comunque vera musica araba e mi ha colpito un bar con musica tradizionale remixata, mai sentita prima! (Arabada Gaza Getiren Remix su Youtube)

Di sicuro ci sono dei vicoli nel centro storico che sono talmente silenziosi da incutere un po’ di paura.

     

I cliche’ sui Turchi? Quasi tutti confermati. Mangiano sempre kepap – vai a capire se si dice kebab con quattro b alla napoletana o kepap -, non parlano una minchia di inglese ma almeno sono belli da guardare. Il giusto mix tra uomo mediorentale con la barba e tratti europei. E no mamma, non sono tutti come Can Yaman purtroppo, ma altrettanto piacevoli da guardare.

Gli ho trovati un po’ bruschi e scortesi, ma forse perche’ hanno difficolta’ a parlare in inglese e cercano di comunicare con i gesti e alzando la voce, come se il fatto che non capisco turco significa che sia sorda. E poi guidano come i pazzi: un taxista che all’inizio non aveva capito manco per il cavolo dove volessi andare, ha preso e bruscamente fatto marcia indietro sull’autostrada per prendere la giusta uscita una volta che aveva capito la direzione. Come se fosse all’ordine del giorno fare una manovra pazza del genere, per non parlare della cintura elegamente messa dietro la schiena per non fare suonare l’allarme cintura della macchina. Turkey like Napoli!

E si, fumano tantissimo, sopratutto quello che noi chiamiamo narghile’ e loro chiamano hookah. Ci si siede bellini bellini in un hookah bar, si ordinano 4 o 5 tazze di squisito te’ bollente dal colore mogano trasparente (colore unico, lo so) e si spippazza il narghile’ tutta la sera.

     

Sono rimasta sorpresa dall’ammontare di pistacchio che usano, manco fossero siciliani. Ma anche i siciliani hanno qualcosa di arabo nelle loro radici. Il pistacchio e’ uno di quei cibi no no no per me, pero’ sono riuscita a trovare dei piatti vegetariani per me comunque buonissimi come una casseruola di verdure che adoro, melanzane peperoni funghi, coperta da formaggio fuso, o hummus a volonta’ (come se non ne mangiassi abbastanza ogni giorno della mia vita).

Un’altra cosa ho imparato: mai fare uno scale veloce all’aereoporto di Instanbul, e’ letteralmente un labirinto trappola. Gigantesco, e uno dei pochi che ho visto con la terrazza all’aperto dentro l’aereoporto apposta per fumare. E come se non fosse bastata una volta in quell’aereoporto, ci sono ritornata a Luglio al ritorno dalla Croazia verso gli Stati Uniti e stavo per avere un infarto. Ma lascio il racconto all’articolo che sara’ per la Croazia!

Con affetto,

Marti

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