LOGBOOK USA: FROM 60 TO 65 WEEKS

Thanksgiving e’ sempre una buona opportunita’ per ringraziare l’America di avere 9 giorni di vacanza con solo 3 giorni di ferie. L’anno scorso Costa Rica, quest’anno Thanksgiving mi ha permesso di andare in due paesi sensazionali: Guatemala e Belize.

Il viaggio e’ partito in Guatemala, a Guatemala city. Un giorno nella capitale e’ piu’ che sufficiente. Ci sono tanti murales che mi hanno reso felice.

E per qualche strano motivo forse legato ai piedi degli abitanti del Guatemala, ci sono centinaia e centinaia di negozi di scarpe sul corso principale e mini show improvvisati per la strada. E centinaia di persone, nemmeno aspettassero tutti la metro. In tutto il Guatemala ci sono 15 milioni di abitanti e 5 sono concentrati nella sola Guatemala City. Il 60% e’ di origine maya.

Mi sono trovata in piena festa afro-guatemala all’interno di un parco. Barbeque, tambura, musica e danza tra le luci suffuse del tramonto. Eccitata dalla musica popolare, ho seguito il ritmo ballando e poco ci e’ mancato che non mi facessero ballare al centro del parco come una sorta di ballerina ispiratrice.

Nessuno consiglia di andare a Guatemala City, pericolosa e poco e nulla da vedere. Beh, sicuramente non e’ la citta’ piu’ bella del mondo, ma ho trovato alcuni angoli comunque affascinanti, come la costante vista del vulcano o i colori pastello sbiaditi che caratterizzano le abitazioni.

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La sua cattiva reputazione ha fatto si che nella citta’ capitale non si vede nemmeno un turista. Noi sembravamo essere gli unici.

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Il ristorante dove siamo andati a cenare – veramente elegante, con dei booth rialzati privati – era cosi’ felice di vedere turisti che ci hanno offerto il dolce, crepes alla Nutella (manco mi avessero letto nel pensiero), buonissime (non paragonabili comunque alle crepes di Gallipoli o Santa Caterina) con un messaggio di benvenuto scritto in nutellese.

La citta’ e’ comunque abbastanza moderna, piu’ di quanto me l’aspettassi.

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Nonostante qualche dettaglio vintage qua e la.

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Fantastici negozietti che vendono di tutto, piu’ di un centro commerciale. E la maggior parte degli oggetti sono mono dose – es shampoo.

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Come in tutti i paesi poveri, ci sono dei tratti comuni con l’India come gli odori penetranti per la strada e la popolarita’ dei bus notturni. Non penso che esistano proprio i treni.

Il bus notturno ci ha portato a Flores, la “Venezia” del Centro America. Pare che ci sia una Venezia in ogni parte del mondo, anche in Eritrea o in Etiopia. In Olanda etc. Onestamente non so se Flores sia simile a Venezia, mai andata a Venezia. A me il nome mi continuava a ricordare Firenze!  La piccola cittadina, percorribile a piedi in meno di 30 minuti, e’ situata sul lago peten, che in linguaggio maya significa isola. E’ in effetti una piccola isola da dove si ammira l’alba nascere sul lago, piacevole anche dopo 9 ore di bus notturno arrivato a mezz’ora da Flores alle 5 del mattino, un’opportunita’ per camminare all’alba tra le strade vuote ed ammirare i colori dell’alba!

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Flores e’ caratteristica, costellata da cassette colorate stile sud e centro America ed e’ piena di carinissimi rooftop bars e ristorantini dove ci si puo’ anche solo rilassare su un’amaca ammirando la vista del lago. Puo’ essere anche molto romantica, con le sue viste del tramonto dalla riva del lago.

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Nei negozietti ancora si comprano i legumi a peso, stile negozio di spezie. Fagioli saporitissimi, li ho adorati nei burrito mattutini.

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Vista la vicinanza con il Messico, non soprende che il cibo sia simile al messicano, riso fagioli platano taco e burrito. E salse piccanti che non mancano mai.

Ovviamente mezzo di trasporto di eccellenza e’ il tuc tuc, mai guidato da un Brad Pitt locale, non sia mai.

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Seppure sia davvero bella, non si spende piu’ di un paio di giorni. E’ piccola e per nulla affollata, non so come mai non fosse piena di turisti. Vita notturna poco e nulla, il massimo divertimento offerto e’ stata un’altalena!

Graffiti? Trovati anche sull’isola deserta!

Da Flores siamo partiti per Tikal, sito maya nel cuore della foresta tropicale che risale al 700 a.c.  A Tikal ci sono i meravigliosi resti di questa citta’ maya che e’ stata costruita nel pieno della rain forest. E’ uno dei siti antichi piu’ belli nel West ed e’ stata una delle piu’ grandi citta’ maya del mondo. La citta’ contava tra i 10.000 e 90.000 abitanti, ma ci sono ancora misteri su come la popolazione sia sparita. Alcuni edifici sono monumentali e ci si puo’ salire sopra.

Purtroppo ci sono centinaia di specie di serpenti in Guatemala, ma almeno le scimmie sono bellissime e buffissime. In Belize gli uccelli invece mi hanno impressionato per la loro bellezza e colori vivaci. Dopo Tikal siamo andati appunto in Belize.

Attraversato il confine in un mini bus con 25 persone a bordo e una sopra l’altra, invece di 14. Fermate intermedie all’interno dei mercati, in modo da permettere ai venditori di entrare direttamente nel mini bus – non abbastanza pieno con 10 persone di piu’ della capacita’ massima… .

Il viaggio Guatemala Belize e’ costato 3 dollari, quindi nessun lamento. Ci possiamo fermare dovunque! Una delle cose che mi piace di piu’ del passare da un paese all’altro e’ l’attraversare il confine a piedi, passare per la dogana di frontiera e camminare in un altro paese, con un’altra lingua (in Belize la lingua ufficiale a quanto pare e’ l’inglese e non lo spagnolo!), moneta, cultura. Feci lo stesso in Tailandia e Cambogia e mi aveva colpito tanto la passeggiata dal bus alla dogana e l’idea di essere al confine tra due stati.

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L’ostello in Belize mi e’ piaciuto tantissimo, colorato e con gente simpaticissima con cui abbiamo socializzato, giocato a giochi da tavola e bevuto birre. E la vista all’alba e’ veramente rilassante.

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La nostra base in Belize e’ stata San Ignacio.

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San ignacio e’ piena di persone direi rare, tutte perennemnte concentatre al nostro tavolo al bar dove abbiamo messo tenda. Il migliore modo per conoscere un paese è avere una routine. La mia è stata la bakery la mattina e il bar indiano messicano americano irlandese di sera. SI mangiava di tutto, senza distinzione di genere culinario.  Anche un margarita puo’ diventare pesto in scatola col ghiaccio in quel posto.

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E come spesso mi capita nella vita, tutti i pazzi del paese si venivano a sedere al tavolo da noi. Come uno spacciatore di droga che era stato arrestato in passato perche’ aveva pubblicato un suo video su YouTube in cui sponsorizzava la droga che spacciava. Fenomeno!

Mi e’ piaciuta molto la casa della cultura a San Ignacio, la passegiata nel villagio tra le varie case rurali e la sorpendente arte di strada. E la birra Belikin. In generale non ho visto molti edifici stile coloniale, ma dei paesaggi e delle immagini da copertina.

In Belize ho vissuto una delle esperienze di viaggio piu’ emozionanti e belle di tutta la mia vita. La seconda forse e’ avvenuta qualche giorno dopo in Guatemala. Ma prima il Belize: la cava ATM. Nome non casuale, visto che costa un po’ andarla a visitare. Ma visitarla e’ un’esperienza pazzesca e unica, a meno che non si soffra di claustrofobia e cattive condizioni fisiche. In quel caso l’esperienza e’ semplicemente fatale e la cosa assurda e’ che non controllano le condizioni fisiche delle persone prima di mandarle in spedizione nella cava. E’ da galera secondo me. Io in primis ho sanguinato dalla gamba da meta’ percorso in poi.

Non si puo descrivere quello che si prova all’interno della cava. Bisogna nuotare, arrampicarsi su massi scivolosi e pericolosi, girare il collo e incastrare le gambe per passare in fessure minuscole. Tutto questo in 2 ore e mezza e ripercorre quello che gli antichi Maya dovevano affrontare per raggiungere lo sciamano, un percorso tortuoso e anche spaventoso. A differenza loro, noi pero’ avevamo le mani libere (solo una torcia), sapevamo la strada e non eravamo sotto l’effetto di alcolici e droghe. Ho imparato tantissimo della cultura Maya in questa cava e una tra queste scoperte e’ stato scoprire che utilizzavano tantissimi tipi di droghe. Infatti pare che il mezzo più efficace per avere controllo su un popolo e avere potere è creare una religione. E gli sciamani in un certo senso creavano una religione fatta di credenze e impressioni sul popolo attraverso anche l’uso di droghe che davano allucinazioni e creavano illlusioni e visioni che rappresentavano l’apparire della divinita’. Quando si dice religione oppio dei popoli penso che derivi proprio da queste culture indigene, che sotto l’effetto delle droghe avevano visioni estreme create dallo sciamano. I sacrifici umani poi erano tutt’altro che volontari, come dimostrano gli scheletri (presenti anche nella cava) reperiti in posizioni come quella di una morte avvenuta con le mani legate dietro la schiena. E l’esperienza nella cava e’ stata un po’ un ripercorrere il cammino affrontato dai Maya per andare al cospetto dello sciamano sotto effetti allucinogeni, drogati e ubriacati da chi era alle dipendendze dello sciamano sia prima di entrare nella cava che durante il percorso. Ho imparato che la cultura dei tatuaggi (fatti a base di carbone) e’ tipica della civilta’ Maya: erano un po’ dei punkettari dell’epoca moderna. Avevano piercings ovunque, tatuaggi e usavano droghe e alcolici. Spesso la scoperta di una nuova droga era del tutto casuale: una sostanza lasciata fermentare al sole con miele il giorno dopo poteva diventare una nuova droga naturale fortissima.

Altro trucco “religioso” era sfruttare la foresta di pioggia.  La rain forest produce pioggia e se abbatti le foreste, ecco che il miracolo accade e arriva la siccita’.

Lo stesso nome “Maya” e’ affascinante. In realta’ significa “Non ho capito”. Non da meno l’arte ceramica Maya e’ bellissima.

Un’altra cosa che mi ha affascinato e’ stato capire come il clima abbia cambiato e modellato le civilita’ e ha modellato il corso della storia. Dal 20 000 al 10 000 ac circa i cambiamenti climatici hanno portato le popolazioni che oggi chiamiamo Maya, Inca e Azteca dall’Asia fino al Sud America – Guatemala, Messico, Belize e Honduras principalmente.

Morale della favola: andare assolutamente in Belize a visitare le cave Maya per avere una vera idea di questa civilta’, molto piu’ che visitare Chicenitza in Messico o qualsiasi altro sito storico. La vera esperienza e’ nelle cave. Purtoppo le foto sono quelle disponibili online, non e’ possibile ad oggi scattare alcuna foto. Ma meglio quelle online che nulla, rende almeno in minima parte l’idea della bellezza di questo cammnino tra stalattiti, stalagmiti, massi e acqua meravigliosa.

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Dopo Belize, ritorniamo nella piccola Flores per dirigerci verso il mega aereoporto internazionale di Flores. Numero di passeggeri totali in tutto l’aereoporto (e non e’ uno scherzo): 17. Metal detector sostituiti da rigoroso sistema di carta e penna per validare l’ingresso dei passeggeri. Non c’e’ praticamente alcun limite nell’entrare e uscire dall’aereoporto, anche una volta arrivati al gate. Sono praticamente 10 metri che intercorrono tra il gate (e non parlo a caso al singolare) e la porta principale. Tant’e’ che dopo aver effettuato i “controlli di sicurezza”, ce ne siamo riusciti dall’aereoporto e siamo andati a mangiare una pizza al centro commerciale li vicino, visto che l’aereoporto non era dotato proprio di nulla.

Da Flores ad Antigua. Citta’ semplicemente magnifica, con un’atmosfera unica. Chiese dovunque, ostelli stile boutiques. colori come San Cristobal in Messico. Religiosita, ordine e spirito vivace e vibrante per tutta la citta’.

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Da Antigua siamo partiti per il vulcano Acatenango. Questa e’ senza dubbio una di quelle esperienze indimenticabili nella vita, come la cava in Belize. Salire a 4000 metri di altezza su un vulcano adiancente ad un vulcano in piena attivita’, che eruttava tutta la notte. La salita e’ stata inaspettatamente difficilissima. Circa 6 ore di cammino, ma su sentieri ripidi da dover andare a passettini e fermarsi ogni 60 secondi per almeno 30 secondi per via della mancanza di ossigeno e di forza nelle gambe.

Solo l’ultima mezz’ora di cammino era non in salita, ma il sentiero era comunque avvolto dalla nebbia nonche’ strettissimo. Della serie cammina in fila indiana o cadi giu dal vulcano.

La sera vicino al fuoco ad arrostire marshmellows e guardare le stelle e la lava scendere sulla montagna di fronte a noi, il vulcano Fuego. Dormire in 20 in una tenda fredda e improbabile. Non riuscire a dormire per il freddo e il tremore continuo della terra a causa delle eruzioni, pensando nel sacco a pelo che c’e’ un terremoto in atto.  Svegliarsi alle 4 e camminare altre due ore fino alla vetta, al buio e al freddo e con il terrore di cadere da un momento all’altro in caso di un mezzo passo sbagliato durante l’arrampicata ripidissima tra i massi. Mai avuta tanta paura di cadere.

Povera la mia amica Jayda, rinchiusa a chiave nella tenda mentre noi scalavamo la vetta. E lei, che non parla una parola di spagnolo, ad urlare “hola! hola!” fin quando dopo un’ora qualcuno dello staff del tour organizzato l’ha sentita e le ha aperto la porta!

In realta’ la discesa il giorno dopo sono caduta e me la sono fatta piu’ a sedere a terra che camminando visto la slogatura al piede non del tutto guarita. Ma e’ stato comunque divertente, i miei amici mi hanno aiutato molto e la guida del tour rideva come un matto a vedermi cadere di continuo e vomitare!

Chissa’ se le foto riescono a rendere onore a quello che ho vissuto sul vulcano.

Dopo l’impresa sul vulcano, meritato relax al Lago Atitlan, tra relax in barca, cioccolata, caffe’ e una vista continua del vulcano mozzafiato.

E poi c’e’ San Marco, un piccolo villaggio sul lago che potrrebbe essere rinominato hippie town. Gente da tutto il mondo si e’ trasferita qui e ha dato vita a comunita’ di yoga e centri di meditazione. Erba fumata da questi hippie dovunque come se fosse semplice tabacco e cibo vegano/vegeteriano ovunque.

Se non si fosse capito ancora, e’ stato uno dei viaggi piu’ belli della mia vita.

Con affetto,

Marti

 

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