LOGBOOK USA: TENTH WEEK

L’11 novembre 2018 e’ stato un giorno memorabile: penso sia stato il primo onomastico – da quando ho acquisito adeguata indipendenza mentale e fisica – che non ho festeggiato. Il motivo e’ che banalmente nessuno qui capisce l’importanza dell’onomastico perche’ e’ una tradizione solo cattolica, anzi italiana, anzi del sud italia. L’unica cosa che ho fatto propria di San Martino caldarroste e vino, e’ stato bere vino. Mi sono mancate le interminabili cene di onomastico, a base di pasta ai porcini (a volte mista a qualche acaro presente sul pavimento) e sangue di giuda. Mi rifaro’ una volta in Italia, inventando anche un quarto onomastico rispetto ai 3 che gia’ festeggio a novembre, gennaio e aprile.

In compenso pero’ ho fatto da fotografa al compleanno di una collega/amica. Sto cercando di fare il mio giro di clienti qui in ufficio, e questo era il secondo compleanno, ambientato sempre nello stesso posto ovvero a bordo piscina del mio complesso residenziale, con tanto di postazioni barbeque annesse e animali morti grigliati. Le mie foto piacciono, le due festeggiate sono state molto contente fino ad ora, anche se la luce e’ abbastanza orribile di sera. Anche se e’ molto frustrante che continuino a fare i complimenti alla mia macchina fotografica e non alla fotografa, ma vabbe…

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Sabato, come se non bastasse, ancora un altro barbeque. E domenica un altro. E c’e’ da dire che venerdi’ ho declinato un invito ad un altro ancora di barbeque. Ogni giorno che passa, sono sempre piu’ felice della mia scelta vegetariana. E’ disgustosa la quantita’ di carne che viene grigliata in questo paese e la quantita’ assimilabile da un semplice essere umano in una sola settimana. Nota positiva dei barbeque della settimana sono state le esperienze retrostanti.

Quello di sabato e’ stato organizzato per me e Sandy per andare a conoscere la famiglia di un nostro collega/amico, Shukrat. L’idea e’ quella di familiarizzare con i due bambini e provare a fare le babysitters in un futuro prossimo, cosi da permettere a Shuk di uscire ogni tanto con la moglie e avere un attimo di respiro. I bambini sono adorabili, anche se ogni tanto difficili da capire. Loro sono originari del Tajikistan, trasferiti a Londra, e russo come terza lingua madre. Praticamente mentre giocavo con la bimba (di cui non riuscivo nemmeno a pronunciare il nome tanto che era difficile), dovevo cercare di capire prima che lingua stesse parlando, poi usare un traduttore umano cercando di convertire le sue parole in gesti (sollevavo oggetti a caso per capire se si stesse riferendo a qualcuno di essi), e infine provare a rispondere, usando una gestualita’ che potrebbe facilmente risultare bizzarra ai piu’. Ma alla fine ci siamo divertiti, a tratti mi sono divertita piu’ io che loro a giocare con la Play-Doh (quell ache chiamavo plastilina da piccola).

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Il barbeque di domenica, invece, e’ stata un’esperienza prettamente americana. Uno dei miei amici che gioca a beach volley con me ha organizzato un house warming party, ossia una festa di inaugurazione della nuova casa. A base di carne e birra, ovviamente. Oltre a vedere in azione la pazzia di 20 americani radunati nel giorno del Signore a stramazzare come orsi bruni con una birra in mano, il momento piu’ divertente e stato scoprire che il quartiere dove vive il mio amico e’ abitato da marines ed ex marines. Quindi quando i vicini sono entrati in massa nell’appartamento per festeggiare la nuova residenza, sembrava che un esercito di armadi dotati di gambe stesse invadendo il party. Tutti rigorosamente con berretto americano, per non dimenticare mai in quale paese ci si trova, essendo cosi grande l’America ci si potrebbe perdere.

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Ultimo evento della settimana degno di nota e’ la crew linedancing. Quando pensavo al genere di musica country, nel mio immaginario pensavo fosse musica folkloristica cantata da simil cow-boy e piccolo Tex Willer. Invece ho scoperto  che qui per musica country si intende ballare quelli che noi chiamamo i tipici balli di gruppo da matrimonio o da festa ignorante tra amici, tipo “Bomba” o “Muovi la colita”. O comunque una balera. Tutti che ballano in linea, gli stessi identici passi in sequenza a ritmo di questa musica diciamo popolare, ma con una disciplina ed una concentrazione assurda.

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Noi siamo andati in questo locale in 15 ragazze, pensando di poterci buttare nella mischia e seguire i passi di qualcuno. Ci hanno letteralmente chiesto di allontanarci dalla pista da ballo dopo 3 minuti contati. Ergo: dobbiamo attendere prima qualche lezione, e poi possiamo andare di nuovo in un locale del genere!

Con affetto,

Marti

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