LOGBOOK USA: NINTH WEEK

Due esperienze uniche questa settimana, non proprio nel senso di straordinarie, ma sicuramente diverse.

La prima e’ stata il concerto di Ed Sheeran, un’esperienza unica nel senso che non ci andro’ mai piu’ nella mia vita ad un concerto del genere. Musica bella, si certo, ma non e’ un concerto da stadio immenso con migliaia di persone, non ne vale la pena.

La categorizzerei piu’ come musica da pub o da irish bar. Pero’ devo dire che sono rimasta veramente sorpresa dalla sua bravura di intrattenitore del pubblico, e’ simpaticissimo, anche se sembra un timidone, ed e’ veramente bravo con la chitarra. Era da solo sul palco, senza band, ma solo con la sua chitarra ed uno strumento capace di registrare la musica e rilasciare il suono sopra quanto si sta suonando in quel momento. Ad ogni modo, ci sono andata stavolta solo per la compagnia e l’atmosfera di un concerto, ma mai piu.

Ci sono alcune peculiarita’, pero; che sono felice di aver vissuto/notato:

– 1: I classici uomini che vendono cibo tra le file del concerto tendenzialmente di origine napoletana, qui sono stati rimpiazzati da una vastita’ di camioncini del cibo dentro lo stadio, collocati ai vari piani dello stadio subito prima di entrare al concerto. Ma la cosa divertente e’ che sono seriali: nel senso che ci sono solo due catene di “ristorazione”, una che vende bibite e una che vende pizza Americana con pollo e tacos. E gli stessi due identici camioncini si ripetono in fila per un numero illimitato di volte, in serie. Non c’e’ varieta’ e allo stesso tempo non hai scelta: se per i primi 10 camioncini hai resistito alla tentazione di sgranocchiare qualcosa, all’ultimo camioncino, quello immediatamente prima dell’ingresso, finisci a comprare birra, pizza e tacos per 3.

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– 2: Per gli americani non c’e’ alcuna differenza tra una partita di baseball ed un concerto, che si presume sia di uno dei tuoi cantanti preferiti – altrimenti non pagheresti il biglietto. Il via vai di persone dal posto assegnato alla fila dei camioncin del cibo e’ impressionante, non c’e’ possibilita’ di avere una visuale chiara e nitida del palco durante lo spettacolo perche’ spunta sempre qualche testa alla Bart Simpson diretta a comprare birra e cibo che ostacola la vista. Proprio come succeede in una tipica partita di baseball che dura dalle due alle tre ore e chiunque si alza e si risiede in continuazione.

L’altra esperienza forte e’ stata la “Heart Walk”, cioe’ la camminata del cuore, organizzata dall’Associazione Americana del Cuore. Questa associazione e’ venuta in Deloitte ad insegnarci come effettuare il primo soccorso (“CPR”) in caso di arresto cardiaco (e non attacco di cuore, che e’ un problema di circolazione e non elettrico  e per il quale si puo’ solo chiamare immediatamente l’ambulanza senza effettuare il CPR perche’ la persona non e’ detto che smetta di respirare come in un arresto cardiaco). Questa associazione ogni anno organizza una camminata di beneficenza, per ottenere fondi per la ricerca e per onorare tutte le vittime o i sopravvissuti ad un arresto cardiaco. A Tampa eravamo piu’ di 30,000 persone riunite, camminando tutti insieme per 5 km, ognuno per un motivo diverso, ma tutti per la stessa causa, sostenere la ricerca e il continuo training nelle scuole, nelle aziende, nei posti di lavoro, cosi’ da avere sempre una maggiore percentuale di persone capaci di effettuare il primo soccorso in caso di arresto cardiaco e aumentare la possibilita’ di salvare la vita a qualcuno. Tagliare il traguardo tutti insieme e’ stato un momento molto forte ed emozionante, e appunto un’esperienza unica.

Infine una bella serata e’ stato il Balloon festival, uno spettacolo notturno di mongolfiere illuminate. Una grande porzione di prato su cui sedersi o stendersi ed ammirare le mongolfiere vibrare leggeremente in aria, tra gli effetti di luci naturali creati dalle fiamme di fuoco che si accendono e mettono in pratica la legge di Charles, o prima legge di Gay-Lussac, e il gioco di luci artificiali creato dai colori dei palloni. Sicuramente suggestivo lo spettacolo, ma la prossima volta voglio salire su una mongolfiera e volare veramente.

Buone notizie dalla lega di volleyball: prima partita vinta, unica e ultima. Scene da finali dei mondiali, le persone che erano al campo ci hanno chiesto come mai esultavamo cosi’ tanto come dei dannati quando abbiamo vinto! Pero’ per noi veramente era la partita decisiva, Deloitte vs Deloitte, tutti dello stesso ufficio. Il giorno dopo in ufficio canzone dei Queen a tutto volume: “We are the champions”! Apparte queste scene imbarazzanti per noi e per l’arbitro (che non vede l’ora di non averci piu’ nel torneo visto che tutte le altre squadre si lamentano del nostro livello basso), il torneo e’ stata anche un’occasione per incontrare tanti americani e da giovedi prossimo mi riscrivo a questo torneo con due miei nuovi amici di Tampa con cui gioco ogni settimana, sperando di sostenere partite di livello piu’ alto!

Grande novita’: ho comprato un Dj controller e sto cercando di imparare a suonare, o meglio a mixare la musica che piu’ mi piace. Almeno do un senso al mio ascoltare muisca 8 ore al giorno, e cerco di realizzare un piccolo sogno che ho da anni, ma che non ho mai esternato se non quando spendevo i miei giorni al negozio di vinili della mia amica Marianna, invece che andare a scuola! Tante volte mi portava con lei alle feste a suonare, o nel suo locale, e sognavo di saper cambiare le canzoni in un modo lineare e silenzioso come lei, senza che ci si accorga della transizione da una canzone all’altra, ma perfettamente sincronizzate.

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Quindi se nei prossimi mesi cambiiero’ lavoro, e’ perche’ saro’ una DJ famosa in giro per mondo. Ho gia’ trovato il nickname da DJ, ma per scaramanzia non lo dico!!

Con affetto,

 

Marti

 

 

 

 

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